Rafting


Ero appoggiato al parapetto del ponte.

Il fiume scorreva e piegava l’erba sotto al pelo dell’acqua. Proprio come al lago dove andavo da piccolo: stava tra il paese di mio papà e la strada per Terni.

C'erano le sanguisughe, nell'acqua del lago.
Le vacche del contadino ci andavano a bere e quelle lumache nere le seguivano.
Fino a che trovavano il mio tallone immerso in acqua e allora abbandonavano il bovino per l’umano.
Facevano senso (a me poi non tanto), e staccarle era duro.
Quando, finalmente, riuscivi a farlo, ti scoppiavano in mano, piene del tuo sangue e di chissà quale vacca.
Si mischiava bene il mio e il suo sangue, tra mammiferi ci si intende.

L’erba continuava a piegarsi e io continuavo a osservarla.
Intravedevo qualche piccola trota, forse un gambero di fiume, acqua limpida, quella del Velino.

Chissà quando sarebbero passati, sotto quel  ponte, quelli del rafting.
Io so aspettare, da sempre, riesco a farlo per ore.

Aspettare: quel mio amico che mi prometteva che sarebbe passato a trovarmi, facevo già le medie, tanto piccolo non ero.

Lui non sarebbe arrivato mai; io fermo sul cancello di casa con mia madre che si chiedeva cosa facessi la in cima alla strada.

Aspettare sempre: una donna, un postino, una buona notizia, anche una cattiva, perché no, sono comunque novità, no?

Poi cresci e aumenta la pazienza e la sicurezza che non succederà mai quello che ti aspetti.

Quelli del canotto non vogliono passare, ma io non mollo, anche se fa caldo e il cocomeraio qui vicino inizia a osservarmi.

Vai avanti a piegarti, erba, fai come me, aspetta, riparata dall'acqua che ti scorre sopra.
Io sono ancora qui e loro non passeranno mai, lo so.

Ho sentito la sirena dei pompieri, prima. Mi sa che cercano qualcosa.

Lo so, cercano me, mai che i cocomerai si facciano gli affari loro. Avrà visto che non ero più a sporgermi sul ponte.

Però il canotto non è passato, no, se no l’avrei visto da sotto.

Qui sdraiato in mezzo all'erba, sotto l’acqua, si sta così bene.

Commenti