Viva la vida or Death and All His Friends
I matrimoni sono sempre delle belle occasioni.
Per spellarsi le mani ad applaudire, tirare riso, fare foto.
Per bere, fino a sfinirsi, oppure, come me, per non bere, devo guidare.
La gente si comporta come se non avesse mai visto un vestito da sposa, dello sposo, no grazie, non interessa a nessuno.
Tutti quelli sposati si sentono partecipi come giudici di talentsciò senza talento, come dire, noi la sappiamo lunga, noi i primi gradini della lunga scala, eh, li abbiamo già vissuti, altroché.
Noi, quelli che il matrimonio l'hanno riveduto e corretto con un colpo di giudice, no.
Restiamo in disparte, come per dire, non posso darti consigli, io, vedi che il segno dell'anello sul mio anulare è sparito? Ecco appunto, già sai perché.
Però siete belli, sempre, siete sorridenti e venite bene nella foto, vi tormenterà, quella foto, credeteci.
Io qui che applaudo, tengo il tempo al tastierista che non lo fa da solo, canto canzoni sbagliando le parole, insomma, metto su il mio personale show.
I matrimoni sono belli, hai l'opportunità di cercarti la damigella, se c'è. Se no punti la cameriera che ti sorride di più. O il cameriere che ti dà un'altro piatto di risotto. Oppure ti chiedi perché al tuo hai mangiato poco e niente, sarà stata l'emozione.
I matrimoni ti fanno strozzare da una cravatta troppo stretta, da una giacca che non togli perché un giorno ti hanno detto che solo le donne possono concedertelo e lo devi chiedere a loro.
I matrimoni sono pieni di gente che non conosci e che non rivedrai mai più, pieni di confronti di vestiti, di sfilate di moda alla moda. Pieni di quella tristezza che solo le cose allegre sanno dare, del fatto di come sarebbe stato contento lui/lei se fosse ancora vivo, oppure solo presente.
I matrimoni sono l'opposto delle stanze vuote che ti aspetteresti mai, dei giudici che ti fanno firmare la sentenza di morte del tuo, dei baci sulla guancia dopo una vita di quelli con la lingua e la persona è la stessa.
I matrimoni ti fanno tornare a casa con il mal di testa, con l'intontimento delle voci troppo alte, a te che è già tanto se senti la tua quando sei a casa.
I matrimoni sono delle trappole, dei portali che ti scaraventano indietro nel tempo, come una canzone che era anche la tua e che ora spareresti al tastierista di cui sopra. E non per il ricordo ma perché sta violentando un angolo del tuo cervello.
I matrimoni sono sempre belli, sono sempre degli altri, sono sempre delle occasioni per abbracciarsi, sapere di vino o dell'aglio del pesce al forno.
I matrimoni sono ipotesi, promesse da mantenere, contratti da onorare.
I matrimoni li vedi da fuori anche se sei in mezzo, ci ragioni, pensi ma dove ho sbagliato? Eppure non hai sbagliato, era così, ma non lo sapevi, ancora.
I matrimoni sono bomboniere messe in un cassetto, sono confetti dispari, sono numeri pari e primi.
I matrimoni, alla mia età, sono rari e tentano di sparigliare i funerali ma non ci riescono.
Quindi, brindiamo, baciamo, stringiamo mani sconosciute, con una mano a fare ciao e l'altra nella tasca della giacca che stringe la chiave della macchina.
Perché, sai, io devo proprio andare.
A proposito, congratulazioni.

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