Passa 'o tiempo e che fa.




Giuro, davvero, una volta m'importava.

Non fare quella faccia, non lo diresti, ora, ma una volta, si.

Diventavo matto se non arrivavano gli auguri, da tutti, indistintamente. Ed erano anni di auguri detti in faccia, scritti su biglietti, telefonati, magari non in teleselezione, però, ecco, si.

Erano anni diversi, io ero più giovane (ma va?), più incantato, più disposto.

Gli anni delle feste a casa, dei regali, quasi sempre dischi; come quando mi regalarono "Sotto il segno dei pesci", bella fantasia, che ha accomunato generazioni di cinquantenni nati a marzo.

A proposito, auguri Antonello, 70 domani.

Poi con il tempo sono cambiato, ma certe cose rimangono.

Tipo i miei che si dimenticano e mi chiamano alle tre di pomeriggio per farmi gli auguri.

O mia mamma che crede sia nato nel '63, io sono del '64 e sono il primogenito. Nel '63, mamma, ti sei sposata (maggio 1963, fate i conti, non era incinta).

Oppure gli auguri di mio padre, prima una stretta di mano e poi due baci veloci sulle guance, virili, altroché.

O mia zia, che me li fa alle nove e cinque di sera, prima non c'ero, visto che sono nato a quell'ora.

I miei fratelli, a goccia a goccia, uno dietro l'altro in ordine sparso, ma precisi, come dei rolex.

Gli amici, simil-fratelli, solite cose, ora che c'è whatsapp ti mandano la foto di una con due seni così che ti dice happy birthday, e non sei mai stato del team tette, ma glielo perdoni, ai maschi.

Le femminucce sono più discrete, ma l'argomento è sempre lo stesso, si preoccupano della mia vita privata.

Poi una di vent'anni ti manda un buon compleanno cantato, recitato e fotografato: tua figlia.

Nonostante tutto sei riuscito a farne una bellissima, meglio, hai collaborato a farla insieme ad un'altra donna che non vedi da quasi un anno ma che le vuoi bene, anche se le cose non sono andate, alla fine, come forse speravi, ma ci sta, la vita è così.

Poi è pesci anche lei e nuota meglio di me, ovunque.

Questo è il mio 55 compleanno, passato da solo, dall'alba al tramonto, non mi dispiace, ci ho fatto un'abitudine a star da solo, sempre in questa casa che è il mio regno, dove non ho un trono ne' una corona però mi piace.

Cinquantacinque, doppia cifra: non avrò, ne sono certo, la stessa quantità di anni da vivere, non ci tengo, del resto chi vorrebbe? 110 anni, su, siamo seri, chi vorrebbe? Io no.

Ho una grande memoria, delle cose passate, le recenti le cancello e via.

Una volta una ragazza, 35 anni fa, mi disse che con me viveva l'amore che era scritto nelle canzoni (aveva perso la testa per un cretino: me) e questa frase mi ritorna ogni tanto in mente.

Perché le canzoni sono la colonna sonora dei nostri amori, perché tante volte predicono il futuro e perché, a volte, sembrano scritte per noi.

E allora la mia mente ha iniziato a macinare, senza wikipedia, youtube o shazam, fino a che è arrivata e mi son detto: eccola.

"Alleria", me la sono dedicata, per oggi.

Poi domani ci sarà altro o anche nulla, tanto questa basta e avanza per un po'.



Passa ‘o tiempo e che fa
se la mia voce cambierà
passa ‘o tiempo e nun te cride cchiù
no, no, no
e ti resta solo quello che non vuoi
e non ti aspetti niente perché lo sai 
che passa ‘o tiempo ma tu non cresci mai.



Oh, auguri Max, anche da quassù, mi senti da lì vero?

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