Luglio, quasi aprile.


- Che stai facendo?
- Nulla di che, riallineo luci con il mio occhio destro, traguardo e metto in fila.
- Passatempo?
- Non so, lo faccio da sempre.
- In effetti mi ricordo una tua cosa, anni fa, era più o meno lo stesso.
- Si, può essere, non è che tenga un archivio.
- Raro che lo si faccia.

Sono su una Panda 30 rossa, ripenso a come sia andata la serata. Non ricordo nulla ed è successo non più di un’ora fa. Voglio vomitare il mondo, aspetto che scenda. Riparto.

- Dammi un motivo per continuare ad ascoltarti.
- Non ce n’è, credici.
- Allora uno per smettere.
- Prova ad allontanarti. Fallo in fretta. Senza fretta, però.
- Come se fossi su un tapis roulant.
- Come se. Ma con una fine.

Sono su una barca, in mezzo ai canneti, manco ci sarei voluto venire qui. Che fastidio le zanzare. Fa caldo, parecchio. Ma perché non me ne sono partito con i miei? Puzza di umido, forte, qui si stanno baciando.

- Appena a casa devo stendere i panni.
- Classico.
- Cosa?
- Ai tempi ti faceva tristezza la routine degli uomini di stendere le proprie mutande. E adesso va così.
- Si, va così, passami una molletta.
- Questa?
- Si, l’ho raccolta da terra anni fa, sono un ricettatore di cose cadute dai balconi. Mollette perlopiù.

Sono su una giostra e ho sei anni, le zie mi salutano dal bordo della pista, io non capisco.
Mi cade il gettone, l’inserviente mi guarda come se avessi tre occhi.
Vorrei sparire, ma non si può.

- L’alcol non scade.
- Verissimo, quindi questa boccia di negroni…
- Ha due anni.
- Se non la bevo, l’anno prossimo tocca mandarla al nido.
- Non sei in graduatoria, hai l’Isee troppo alto.

Sono l'organizatore delle feste in taverna dei miei, metto su dischi, qualcuno sta limonando senza permesso. Distrazioni mentre mischio due lenti. Sara mi sorride, bei denti. Mischio altri lenti, Sara se ne va.

- Avevo aspettative basse.
- Ricordo, uomo senza ambizioni.
- Solo perché non ho invasato bene i gerani.
- Quello era da fare.
- Ambizioni e gerani

Sono l’ombra che mi segue, cosante. Fari vecchi sulla strada, vapori di mercurio, luce azzurrognola. Mani in tasca, mi gira una cosa in testa. Mollo un calcio al lampione e si spegne. Buio, adesso si ragiona.

- Non ti devo dei soldi?
- Mai prestati, poi a te, nemmeno se me lo dicesse tua madre che ne hai bisogno.
- Allora ricordavo bene: meglio non avere cose da saldare.
- Ci sarebbe però un’idea che ti ho lasciato.
- Non l’ho usata, si sentiva che non era tua.

Sono la mia testa che ciondola, che fatica. Chiedo se la possano fermare, no, rispondono.
Sbatto prima a destra e poi a sinistra e poi di nuovo. Il collo mi duole. Mi chiedo quanto potrà durare. Ora nessuno risponde.

- Hai ritirato in farmacia la ricetta per le pastiglie?
- Non ancora.
- Bravo, per non usarle mai: cosa le prendi a fare?
- Hanno cambiato la scatola, mi piacciono le novità.

Sono su una tabella di database, correggo accenti e errori di ortografia. Passo le ore così. Mi piace allineare decine e le unità. Mi disturbano i caratteri proporzionali, una volta era più facile. 
Molto di più.

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